– L'esistenza è conoscenza –

La gravidanza ai tempi del covid-19

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La gravidanza è un periodo carico di emozioni per entrambi i genitori. A Roma, nell’elegante contesto del quartiere Coppedè, a via Garigliano, sorge il Centro per la tutela della salute della donna e del bambino Sant’Anna. I futuri papà, a causa delle restrizioni anti-contagio da covid-19, sono obbligati ad attendere all’esterno della struttura. Un giovane uomo aspetta impaziente la sua compagna che, all’interno, dovrebbe fare la prima ecografia. Una pre-morfologica, per l’esattezza. In realtà è un esame che si effettua solo in casi particolari, ma visto che loro non hanno potuto fare altri esami è il caso di recuperare il tempo perduto. O almeno questo aveva spiegato loro una gentilissima caposala al telefono il giorno prima. Quando avrebbero dovuto fare la prima ecografia e la misurazione della translucenza nucale, erano entrambi in quarantena poiché risultati positivi asintomatici al coronavirus. L’ansia dettata dall’incertezza e dal non avere alcuna cognizione di quanto stesse avvenendo nell’utero è una delle peggiori torture che una giovani coppia alla prima gravidanza possa trovarsi ad affrontare. In molte occasioni si erano sentiti abbandonati e ignorati dalle strutture sanitarie, proprio in una situazione delicata.

La donna, dopo un’attesa che a lui è sembrata infinita, sulla soglia dell’ospedale, è scoppiata in un pianto a dirotto. Il suo compagno è trasalito. Ha iniziato a temere il peggio. Secondo uno studio della Sapienza condotto sui dati del Lazio, la prima ondata ha causato un aumento, fino a tre volte, dei bambini nati morti. Questo dato lo ossessionava. Le si è avvicinato quasi tremando per chiederle cosa le hanno detto, se sta bene, e lei ha risposto, tra le lacrime, che non è stata visitata. Anzi. Le hanno detto che non potevano fare niente, contraddicendo quanto affermato in precedenza dalla caposala, secondo la quale un monitoraggio era obbligatorio. I due sanitari hanno concluso l’incontro asserendo, con superficiale arroganza, che ormai le settimane erano trascorse e non si potevano effettuare delle misurazioni attendibili. Non le restava che aspettare di fare la morfologica. Lacrime di rabbia e frustrazione, ma anche di paura e di inadeguatezza. Lui le ha proposto di chiamare i carabinieri. Si è trattato di un caso di negligenza medica. È inaccettabile che una donna in stato di gravidanza venga lasciata uscire da un ospedale senza che sia stata visitata, almeno per capire se sta procedendo tutto per il verso giusto. Lei non ha voluto chiamare nessuno, avrebbe solo voluto sapere se la vita che porta in grembo stava bene. Nel giorno in cui l’Istat ha reso noto che nel 2021 ci saranno meno di quattrocentomila nuove nascite, è incomprensibile come medici e infermieri possano rendersi protagonisti di episodi di una tale insensibilità. Il personale medico e sanitario, assurto ad un nuovo status di intoccabilità, dovrebbe dimostrarsi quanto più umano possibile. Ciò che per loro potrebbe rappresentare la routine o l’ennesima gravidanza, per qualcun altro potrebbe essere la prima esperienza. Fornire una guida e un sostegno, in alcune circostanze, è più utile di qualsiasi medicinale. La coppia dopo pochi minuti di nervosa indecisione ha trovato la soluzione: contattare uno studio privato ed effettuare gli esami necessari. In una nazione con un sistema sanitario pubblico all’avanguardia non dovrebbero verificarsi queste spiacevoli situazioni. Purtroppo i casi di incompetenza e negligenza si verificano anche nelle strutture che normalmente rappresentano un’eccellenza sanitaria.

P.S.: Il giorno dopo la direttrice sanitaria del Centro per la tutela della salute della donna e del bambino Sant’Anna ha chiamato la donna per scusarsi del gravissimo episodio, garantendo che erano già stati presi provvedimenti nei confronti del personale medico. Il giorno stesso la donna ha potuto fare l’ecografia pre-morfologica e, sebbene il suo compagno avesse dovuto aspettarla fuori, vedere per la prima volta la vita che sta crescendo dentro di sé.

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