– L'esistenza è conoscenza –

Nota singola – Capitolo II

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L’atmosfera fumosa dei locali notturni, illuminata da poche luci soffuse, divenne ben presto il suo habitat naturale. Gli anni passarono senza lasciare un segno visibile sul suo volto, che manteneva la freschezza dei vent’anni. Poche rughe intorno agli occhi e qualche capello bianco tradivano il suo ingresso nei quaranta. Solo gli occhi e la sua musica continuavano a brillare. Da quel suo debutto inaspettato iniziò un’ascesa che aveva dell’incredibile. Il suo contributo era una singola nota, sia nei concerti dal vivo che nelle registrazioni in studio. Divenne infatti famoso come Ludovico “Single Note” Nicosia. Riusciva a piazzare la sua unica nota, suonata alla perfezione, nel punto giusto del brano. Quel suono era il diamante che conferiva un valore inestimabile ad ogni canzone. Era un fenomeno inesplicabile. Per mantenere vivo il suo fascino e coltivare le sue conoscenze musicali e sociali non smise mai di frequentare i night club romani. All’inizio venne trattato con sufficienza dalla critica e dai musicisti professionisti. Fu oggetto di frecciatine e battute mordaci. Poi quando fu chiaro che il suo era un talento puro, del quale non cercava di approfittarsi in nessun modo, unanimemente venne accolto nella comunità musicale. Molte riviste di settore lo cercarono per intervistarlo, per capire quale fosse la natura del suo segreto. Per lo più lo rispettavano e ciò gli permise di costruirsi una fama.
Eppure il successo professionale non corrispose ad una realizzazione personale. Quel suo bizzarro talento a volte lo imbarazzava e lo destabilizzava. Quando si cimentava con brani interi il risultato era a dir poco deludente. Ma quando interveniva all’interno di una canzone con la sua unica nota era inconfondibile. Troppo spesso sentiva una specie di vuoto nel petto che gli applausi per la sua singola nota non riuscivano a colmare. La tristezza di non essere in grado di offrire di più lo faceva sprofondare in un abisso di profonda frustrazione. L’alcol e le droghe lo aiutavano a sentire meno questa pericolosa vacuità. In più di un’occasione i suoi amici musicisti furono costretti ad accompagnarlo a casa completamente fatto. Nei periodi più bui lo si vide di una magrezza preoccupante. Molti temettero per la sua vita. Qualcuno gli consigliò di ricoverarsi in una clinica, altri speravano che se avesse incontrato l’amore forse le nuvole sarebbero scomparse. Ma Ludovico conosceva l’inconfessabile verità su se stesso. Non c’era nessuno che potesse salvarlo. Doveva farlo da solo. Il suo unico appiglio era il sax. E Ludovico vi si aggrappò con tutto se stesso. Non poteva sfuggire al suo destino, poteva solo cercare di indirizzare la sua storia verso una direzione più comprensibile. Lasciò che a guidarlo fosse l’istinto. La musica era la sua bussola. In pochi anni girò il mondo, con pochi vestiti, pochi soldi e molti sogni. E il suo fidato sassofono. Esplorò mondi diversi e i generi musicali più disparati. In ognuna di queste realtà fu capace di trovare il suo posto suonando la sua preziosa singola nota.

Sax

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