– L'esistenza è conoscenza –

Intervista a Dino Lopardo, giovane drammaturgo lucano vincitore del Festival inDivenire di Roma

Il teatro è materia viva e vitale, lo dimostrano soprattutto i tanti giovani drammaturghi che decidono di intraprendere questa nobile arte. Il giovane attore, regista e autore teatrale Dino Lopardo, neo vincitore con il collettivo Itaca del Festival inDivenire di Roma, grazie al suo spettacolo ION può essere annoverato come uno dei migliori esempi della capacità del teatro di veicolare messaggi civili e sociali importanti e profondi. Nato e cresciuto in un piccolo centro della Basilicata e formatosi all’Accademia Silvio D’Amico a Roma, Dino riporta spesso in scena situazioni di vita quotidiana del meridione, dando voce alle tante persone che sovente vivono ai margini della società.

Nel tuo spettacolo ION, vincitore del premio Miglior Progetto – Sezione Teatro del Festival inDivenire 2019 , hai affrontato il difficile tema del l’emarginazione delle persone ritenute diverse, e dell’omosessualità intesa troppo spesso come infermità mentale. Quanto è stato difficile per te scrivere questo spettacolo? Ti sei ispirato alla storia di qualcuno in particolare?

L’idea dello spettacolo studio ION è partita da uno dei due interpreti, Andrea Tosi imbattutosi in una storia realmente accaduta. All’inizio sono stato contattato per curare esclusivamente la regia, ma poi ho sentito il bisogno di approfondire con il gruppo di lavoro (Andrea Tosi, Alfredo Tortorelli e Iole Franco) il tema ostico del “diverso”, anche dal punto di vista drammaturgico. Siamo partiti da quello che più viene omesso oggigiorno dai giovani autori e cioè guardarci intorno con estrema attenzione. Mi sono reso conto che in provincia la cosa è più sentita, anche perché conosco bene la realtà da dove vengo. Fin dal primo giorno di prove ho aperto le porte della sala agli “ospiti” (potenziale pubblico fruitore di una storia) per instaurare un confronto costante con loro, scambiare opinioni, pareri, discordanze e tutto quello che poteva emergere dallo scambio di idee vero. La storia di ION oserei definirla quindi autentica e onesta. È la storia di tutti perché ognuno ci si è rivisto, credo, perché ION non tratta solo ed esclusivamente il tema del “diverso” bensì il macrocosmo di una società dei margini che magari viene collocata erroneamente in una provincia del sud ma che ha un respiro ultra-locale e universale.

La tua prima rappresentazione teatrale, Trapanaterra, affronta la spinosa questione delle trivellazioni in Basilicata, e del conflitto interiore che molti Lucani che lavorano per le compagnie petrolifere si trovano a vivere. Hai avuto difficoltà nel portarlo in scena nella tua regione di origine?

Per quanto riguarda la mia prima produzione TRAPANATERRA, che come tutte le altre mie opere è stata un’auto-produzione, riuscita grazie a una campagna raccolta fondi tramite il Crowdfunding, posso dire che rappresenta un costante ossimoro. In Basilicata tutto è difficile, non c’è speranza in questa regione. Cito una frase di Angelo Mellone che mi ha accompagnato da quando sono “fuggito” da questa terra: “… il SUD mi ha sputato come un fastidioso pezzo di tabacco finito in mezzo i denti… perché a SUD i Lazzari entrano sempre a palazzo e condividono il cibo col signore che un momento prima gli pisciava in bocca”. Ho molta più soddisfazione nel presentare i miei lavori fuori, del resto può sembrare una frase fatta ma è così: Nemo propheta in patria.

Quali obiettivi intendi perseguire attraverso le tue opere?

Attraverso queste mie opere voglio semplicemente raccontare storie al pubblico. Purtroppo la situazione off del teatro oggi fa a gara a chi fa più presa agli occhi degli operatori. Io sono dell’avviso che bisogna necessariamente ripartire dal pubblico vero, lo stesso che a casa sta a poltrire davanti a Netflix. Ho quindi la responsabilità di fargli alzare il culo dalle loro comode poltrone, prendere la macchina, trovare parcheggio e venire finalmente a teatro senza nessun tipo di rimorso anche perché se riuscirò a “colpirlo con una carezza” ritornerà a casa diverso da prima e magari sarà nuovamente con me alla prossima rappresentazione.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

In cantiere adesso ho quattro lavori importanti. Il primo con il Nostos Teatro di Aversa, il secondo è un mio monologo, il terzo lavoro dal titolo XMENNE e infine un progetto ambizioso che ho nel cassetto da anni ormai: CARILLON. Il 2020 sarà un anno faticoso e ambizioso, come sempre del resto.

Dino Lopardo e la sua compagnia saranno in scena al Teatro Spazio Diamante di Roma il 7 e l’8 dicembre 2019 con lo spettacolo Trapanaterra e dal 1° febbraio 2020 con lo spettacolo ION.

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