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Imprese e diritti umani: l’Irlanda vieta i rapporti commerciali con gli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati

Il 25 gennaio 2019 la Dáil Éireann, il ramo principale del parlamento irlandese ha definitivamente approvato il disegno di legge che vieta il commercio di beni e servizi con gli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati. La normativa prevede multe salate e anche pene carcerarie per le imprese irlandesi che intratterranno rapporti economici e commerciali con aziende con sede nelle colonie israeliane. Questo importante disegno di legge, promosso da Amnesty International, ha fatto infuriare il governo di Tel Aviv che lo ha definirlo «una legge antisemita» e ha convocato l’ambasciatore irlandese per minacciare «ripercussioni». Il provvedimento, osteggiato dal governo di minoranza guidato dai conservatori del Fine Gael, ha ottenuto il supporto di tutti i partiti di opposizione, da una serie di organizzazioni della società civile e dai sindacati.

Al momento la legislazione europea prevede che questi beni ricevano un’etichettatura che ne specifichi la provenienza. Niall Collins, relatore del provvedimento e membro del partito di centrodestra Fianna Fáil, a sostegno della legge ha notato come «le condanne ripetute da parte della Ue e di molti nella comunità internazionale non abbiano avuto effetto nel dissuadere Israele dal continuare il suo progetto di insediamenti». Secondo quanto affermato dall’indipendente Frances Black, relatrice del progetto al senato, «l’Irlanda sarà sempre a favore del diritto internazionale e dei diritti umani». Il disegno di legge ha ricevuto un sostegno trasversale, confermando le storiche simpatie per la causa palestinese da parte della società irlandese. Già nel 2015, infatti, la Commissione europea aveva confermato la necessità di un’etichettatura specifica per i beni prodotti nei terrori occupati, scatenando la durissima reazione israeliana. Il ministro dell’economia israeliano, Eli Cohen, ha poi ventilato una serie di misure di rappresaglia se il testo diventasse legge, fra cui una tassa sull’import di beni irlandesi e la revisione dei trattati commerciali, a dimostrazione del nervosismo del governo israeliano per il possibile propagarsi di iniziative simili in altri paesi. Il governo irlandese ha comunque annunciato che non intende applicare la legge, asserendo che la politica commerciale è di competenza esclusiva dell’Unione europea.

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