– L'esistenza è conoscenza –

Libertà d’informazione a rischio. In Ghana ucciso un giornalista che aveva smascherato la corruzione nel calcio

di Luca Nigro

Il Ghana è al ventitreesimo posto nell’indice della libertà di stampa 2018 di Reporter senza frontiere (Rsf). L’Italia, nella stessa classifica, si è posizionata solo al quarantaseiesimo posto. La storia di
Ahmed Hussein-Suale, giornalista ghanese del consorzio Tiger Eye Private Investigations, è molto simile a quanto accadde a Giancarlo Siani in quel tragico 23 settembre del 1985 e a ciò che ha rischiato Federico Ruffo solo pochi mesi fa. Nella tarda serata del 16 gennaio, Ahmed Hussein-Suale stava guidando verso casa, ad Accra, capitale del Ghana. La sua automobile è stata affiancata da una motocicletta e l’uomo alle spalle del conducente ha esploso tre colpi d’arma da fuoco che sono stati letali per il giornalista cinquantunenne.

Ahmed Hussein-Suale faceva parte di un consorzio chiamato Tiger Eye Private Investigations, che si era occupato della corruzione all’interno del mondo del calcio ghanese. Dopo la pubblicazione di una prima inchiesta, il presidente della Federazione calcistica ghanese era stato radiato a vita. Dello scandalo si era occupato anche il canale Africa Eye della Bbc, con un documentario trasmesso nel 2018 e che aveva ripreso l’inchiesta di Tiger Eye. Dopo la messa in onda del documentario, il parlamentare Kennedy Agyapong aveva diffuso le foto di Hussein-Suale incitando al suo assassinio. Quello di Hussein-Suale è il secondo omicidio di un giornalista in Ghana dal 1992.

La libertà di espressione e di informazione, sancita in Italia dall’art. 21 della Costituzione e ribadita nell’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (Dudu), è a rischio ogni giorno, perché i giornalisti sono prima di tutto uomini e donne che vivono in mezzo alla gente senza nessuna protezione. Ci si illude che il proprio lavoro, fatto con passione e dedizione, possa essere uno scudo sufficientemente resistente e che le persone apprezzino la professionalità di individui disposti a rischiare tutto pur di raccontare la realtà dei fatti. Purtroppo siamo costretti a constatare amaramente, giorno dopo giorno, che i giornalisti non hanno schermi abbastanza spessi per difendersi dal fango o dalle pallottole.

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