– L'esistenza è conoscenza –

Recep Tayyip Erdoğan il turco romano

gentiloni_erdogan_1_lapresse_2018_thumb660x453di Luca Nigro

Il cinque febbraio scorso il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan è venuto in visita in Italia. L’accoglienza istituzionale è stata pacata e condiscendente, come solo il nostro capo del governo sa essere. La comunità curda che ha trovato rifugio nel nostro Paese ha manifestato il proprio sdegno con azioni di protesta all’esterno di Castel Sant’Angelo e la polizia italiana, per far sentire il presidente turco come se fosse a casa propria, ha caricato i manifestanti. Mentre sul suolo italiano andava in scena il teatrino degli incontri, la Turchia continuava la sua azione militare nel nord della Siria contro i curdi.

Il regime di Erdoğan si è inasprito molto anche nei confronti dei dissidenti politici turchi. Il pugno di ferro governativo si è abbattuto prevalentemente contro i giornalisti e gli attivisti politici, ma non ha risparmiato medici, economisti e chiunque si fosse permesso di esprimere liberamente una critica al governo. Dal sito di Reporter senza frontiere (Rsf) si legge che “La caccia alle streghe condotta dal governo del presidente Recep Tayyip Erdoğan contro i suoi critici dei media è emersa dopo il colpo di stato fallito del luglio 2016. Le autorità hanno usato la loro lotta contro il “terrorismo” come motivo per una purga senza precedenti. Lo stato di emergenza ha permesso loro di eliminare decine di media alla velocità dello scatto di una penna, riducendo il pluralismo a una manciata di pubblicazioni a bassa diffusione. Decine di giornalisti sono stati imprigionati senza processo, trasformando la Turchia nella più grande prigione del mondo per il personale dei media. Quelli ancora liberi sono esposti ad altre forme di trattamento arbitrario tra cui ondate di prove, ritiro delle tessere stampa, cancellazione di passaporti e sequestro di beni. Anche la censura dei social network online ha raggiunto livelli senza precedenti”. Per queste ragioni la Turchia ha perso quattro posizioni nella classifica mondiale della libertà di stampa, attestandosi al 155° posto sui 180 paesi monitorati. Il 1° febbraio, infine, è stato arrestato nuovamente il presidente di Amnesty International Turkey, Taner Kılıç. L’arresto, avvenuto dopo che un tribunale aveva deciso di porlo in stato di libertà vigilata in attesa del processo, è stato confermato da un tribunale di prima istanza a seguito di un appello del procuratore. “Nelle ultime 24 ore abbiamo assistito a una parodia della giustizia di proporzioni epiche. Ottenere il rilascio solo per vedersi spietatamente chiudere in faccia la porta della libertà è devastante per Taner, la sua famiglia e per tutti quelli che in Turchia sono dalla parte della giustizia. Quest’ultimo episodio, un arresto pretestuoso, ha distrutto le speranze di Taner e quelle di sua moglie e delle sue figlie, che lo avevano aspettato tutto il giorno all’esterno della prigione per accoglierlo”, ha detto il segretario generale di Amnesty International, Salil Shetty, il quale ha poi aggiuntoQuesto è l’ultimo esempio della crisi del sistema giudiziario turco, che continua a distruggere vite e a svuotare di senso il diritto a un processo equo. Il nuovo arresto di Taner, che è un affronto alla giustizia e non tiene conto delle schiaccianti prove della sua innocenza, non fa che rafforzare la determinazione a continuare la nostra battaglia per lui. Un milione di voci si sono già levate chiedendo il suo rilascio. Non avrebbe mai dovuto essere arrestato, e non ci fermeremo finché non sarà di nuovo libero”. Restano ancora in carcere anche il giornalista e scrittore Ahmet Altan e suo fratello Mehmet, professore di economia.

Nonostante queste evidenti violazioni dei diritti sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (Dudu), Roma è sempre ben intenzionata a stringere accordi finanziari e commerciali con Ankara. Così, mentre in Germania si indignano per l’utilizzo dei carri armati Leopard 2 di fabbricazione tedesca contro i curdi di Afrin e dalla Francia Macron chiude le porte dell’Unione Europea in faccia al povero Erdoğan, il nostro governo pensa a tenersi buono un partner ritenuto strategico in quanto è uno dei principali mercati per l’industria bellica italiana. Poco più di un mese fa la Turchia ha firmato un accordo preliminare per lo sviluppo di un sistema di difesa aerea con il consorzio franco-italiano Eurosam, di cui fa parte anche Leonardo, l’ex Finmeccanica controllata dal governo italiano che ha contribuito a produrre gli elicotteri d’attacco T129 utilizzati nelle operazioni militari in Siria. Inoltre, come fa notare Gabriele Crescente su Internazionale, senza gli accordi tra la Turchia e l’Ue sulla chiusura della rotta balcanica la situazione migratoria sarebbe molto più complessa da gestire. L’Italia ha bisogno della Turchia anche per stabilizzare la Libia e per avere un partner per ultimare il gasdotto Tap ed altri progetti energetici in quell’area. Sarebbe bello, però, che per una volta non si pensasse agli interessi propri ma si mirasse a salvare delle vite. Peccato che non si vedano eroi all’orizzonte.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Basic HTML is allowed. Your email address will not be published.

Subscribe to this comment feed via RSS

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: